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| GENERE:
DRAMMATICO/AZIONE
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| TRAMA:
anni ’80. Una monumentale quanto desolata
distesa ai confini tra Texas e Messico e un uomo qualsiasi, Llewelyn
Moss (Josh Brolin), che durante una battuta di caccia lungo il Rio Grande, si ritrova per caso ad impossessarsi di
una valigetta piena di denaro. E con la speranza di dare una svolta
alla propria vita, parte alla ricerca del suo sogno, inconsapevole
che il suo gesto ha messo in moto una terribile reazione a catena,
macchiata indelebilmente dal sangue della violenza, ad opera di
Chigurh (Javier Bardem), un assassino psicopatico, che si attiene ad
una rigida “filosofia di vita”, secondo la quale decide la sorte
dei malcapitati che si imbattono lungo il suo tragitto con il
semplice lancio di una monetina. A cercare di porre fine a tutto questo, è un
anziano quanto disilluso sceriffo (un indimenticabile Tommy Lee
Jones), che dopo inutili tentativi, non potrà far altro che
accettare un mondo alla deriva: i cowboy ci sono ancora, come ci
sono ancora le pistole, ma è l’uomo ad essere cambiato. Sembra
non ci sia più spazio per un vecchio, unico protagonista della
storia capace di incarnare ancora il mito della Frontiera, del
“sogno americano”. Un sogno destinato definitivamente a svanire
negli occhi dell’anziano cowboy, consapevole che la (sua) fine è
vicina. |
| COSA NE PENSIAMO: tratto
dall’omonimo libro firmato Corman McCarthy, definito lo
“Shakespeare del West”, è un film in cui la storia non è altro
che un semplice pretesto (Hitchcock docet) per raccontare qualcosa
che va ben oltre la semplice narrazione dei fatti, di per sé
inconsistenti. Quello che interessa invece ai bravissimi fratelli
Coen è una più profonda riflessione sui tempi che corrono, che
cambiano, o che forse sono già cambiati, e su un mondo che sembra
aver messo definitivamente da parte i suoi valori più solidi e
tradizionali. Ma è soprattutto una riflessione sul Bene e il Male, entità non più
nettamente separate come nei “vecchi” western alla John Ford, ma
dai confini (assimi)labili. Sembra, infatti, che venga a mancare
totalmente un senso profondo dell’esserci, dello spettacolo della
vita (la Natura è macchiata costantemente dal terrore e dal sangue)
e forse a sopravvivere è solo una violenza priva di qualsiasi
volontà raziocinante: Chigurh non è altro che la “banalità del
male” che ha macchiato la Storia dell’900, l’immagine
simbolica della “moderna” Morte, che al posto di una falce regge
una bombola ad aria compressa: segue le sue vittime, le aspetta al
varco, lancia una moneta per aria e sancisce o meno, con estrema
freddezza, la loro condanna. Ed i tre
personaggi presenti sulla scena sono tre possibili vie da
percorrere, ognuna con un carattere ben definito: il personaggio
interpretato da Brolin è il pendolo che oscilla costantemente tra
il Bene (lo sceriffo) e il Male (Chigurgh), facendo da anello di
congiunzione tra i due poli opposti. Ma quando quest’ultimo viene
ucciso, il cerchio si spezza: lo sceriffo, un uomo ormai al declivio
della vita, capisce che il suo tempo è passato e non resta altro
che guardare il tramonto di un’umanità alla deriva: “quando non
si sente più dire Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è
vicina”.
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Le immagini sono © e ® UIP
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