NON È UN PAESE PER VECCHI

di Francesco Casale

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GENERE: DRAMMATICO/AZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

REGIA: JOEL & ETHAN COEN

 

 

DISTRIBUZIONE: UIP

 

 

TRAMA: anni ’80. Una monumentale quanto desolata distesa ai confini tra Texas e Messico e un uomo qualsiasi, Llewelyn Moss (Josh Brolin), che durante una battuta di caccia  lungo il Rio Grande, si ritrova per caso ad impossessarsi di una valigetta piena di denaro. E con la speranza di dare una svolta alla propria vita, parte alla ricerca del suo sogno, inconsapevole che il suo gesto ha messo in moto una terribile reazione a catena, macchiata indelebilmente dal sangue della violenza, ad opera di Chigurh (Javier Bardem), un assassino psicopatico, che si attiene ad una rigida “filosofia di vita”, secondo la quale decide la sorte dei malcapitati che si imbattono lungo il suo tragitto con il semplice lancio di una monetina. A cercare di porre fine a tutto questo, è un anziano quanto disilluso sceriffo (un indimenticabile Tommy Lee Jones), che dopo inutili tentativi, non potrà far altro che accettare un mondo alla deriva: i cowboy ci sono ancora, come ci sono ancora le pistole, ma è l’uomo ad essere cambiato. Sembra non ci sia più spazio per un vecchio, unico protagonista della storia capace di incarnare ancora il mito della Frontiera, del “sogno americano”. Un sogno destinato definitivamente a svanire negli occhi dell’anziano cowboy, consapevole che la (sua) fine è vicina.

 

COSA NE PENSIAMO: tratto dall’omonimo libro firmato Corman McCarthy, definito lo “Shakespeare del West”, è un film in cui la storia non è altro che un semplice pretesto (Hitchcock docet) per raccontare qualcosa che va ben oltre la semplice narrazione dei fatti, di per sé inconsistenti. Quello che interessa invece ai bravissimi fratelli Coen è una più profonda riflessione sui tempi che corrono, che cambiano, o che forse sono già cambiati, e su un mondo che sembra aver messo definitivamente da parte i suoi valori più solidi e tradizionali. Ma è soprattutto una riflessione sul Bene e il Male, entità non più nettamente separate come nei “vecchi” western alla John Ford, ma dai confini (assimi)labili. Sembra, infatti, che venga a mancare totalmente un senso profondo dell’esserci, dello spettacolo della vita (la Natura è macchiata costantemente dal terrore e dal sangue) e forse a sopravvivere è solo una violenza priva di qualsiasi volontà raziocinante: Chigurh non è altro che la “banalità del male” che ha macchiato la Storia dell’900, l’immagine simbolica della “moderna” Morte, che al posto di una falce regge una bombola ad aria compressa: segue le sue vittime, le aspetta al varco, lancia una moneta per aria e sancisce o meno, con estrema freddezza, la loro condanna. Ed i  tre personaggi presenti sulla scena sono tre possibili vie da percorrere, ognuna con un carattere ben definito: il personaggio interpretato da Brolin è il pendolo che oscilla costantemente tra il Bene (lo sceriffo) e il Male (Chigurgh), facendo da anello di congiunzione tra i due poli opposti. Ma quando quest’ultimo viene ucciso, il cerchio si spezza: lo sceriffo, un uomo ormai al declivio della vita, capisce che il suo tempo è passato e non resta altro che guardare il tramonto di un’umanità alla deriva: “quando non si sente più dire Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è vicina”.

 

IL NOSTRO CONSIGLIO: crepuscolare, drammatico, violento e poetico. Un capolavoro. DA NON PERDERE

 

 

 

 

 

 

Le immagini sono © e ® UIP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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